Genesi 4 - Zampadicapra

Zampadicapra
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Genesi 4
Gen 4:1 Adamo conobbe Eva sua moglie, che concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo grazie al Signore».
Seguendo il comandamento: «Siate fecondi e moltiplicatevi; (Gen 1:28) Adamo si unì ad Eva, così la donna diede alla luce un figlio; Caino. Ora, si ringrazia il Signore; non voglio discutere sulla sincerità del sentimento mosso dall’uomo. Tenendo però conto che, maschio e femmina, furono scacciati, probabilmente senza neanche essere totalmente consapevoli di cosa avessero fatto di così grave, come mai rivolsero il pensiero proprio a lui, a Dio, al loro carceriere e giustiziere, che li aveva condannati a morte, e non solo, in attesa di esecuzione “donò” loro una vita di sofferenze? Generalmente, quando condannato, l’uomo tende a considerare la pena ricevuta sproporzionata alla propria colpa, cioè troppo severa rispetto allo “sbaglio” commesso, dunque è indotto a ritenere il giudice; ingiusto. Non parlo di rancore, bensì di capitoli chiusi e quello della Genesi lo era, l’uomo era stato scacciato e lasciato al proprio destino. Allora, perché si mantenne questo legame tra l’uomo e il suo creatore? Dopo aver colto il frutto proibito, cosa restava del “progetto” iniziale? L’istinto alla procreazione! Mi domando perché lasciare che si generassero altri esseri umani “difettosi”. Tuttavia, per mezzo di questo meccanismo, cioè l’accoppiamento, L’uomo sarebbe nato, vissuto e morto secondo una sentenza divina.

2 Poi partorì ancora Abele, suo fratello. Ora Abele era pastore di greggi, mentre Caino era lavoratore del suolo.
Eva partorì un secondo figlio; Abele. Andando avanti possiamo notare le diverse vocazioni dei due fratelli; Abele pastore; Caino contadino. Perché tale distinzione di ruoli, chi lo stabilì? Già allora era necessario specializzarsi? Fu una loro scelta? Avrebbero potuto fare entrambi i contadini o i pastori, oppure entrambi sia l’uno che l’altro mestiere? Teniamo conto che, in quel momento sulla terra si trovavano soltanto quattro esseri umani; credo: Adamo, Eva, Caino e Abele. L’intero pianeta era a loro disposizione, con ciò ogni possibile risorsa. Forse, l’intenzione del narratore è di condurre il lettore per una strada ben conosciuta, la strada della falsa uguaglianza.

3 Trascorso del tempo, Caino presentò frutti del suolo come offerta al Signore,
Ancora la presenza di Dio, evocata e rinnovata dall’uomo. Caino quindi offrì al Signore i frutti del suo lavoro “forzato”, dal momento che per via dei suoi genitori ne ereditò la colpa. Perché Caino voleva ingraziarsi Dio? Per ricevere i suoi favori? Nel caso fosse così, a quale scopo, e quali favori? Era da parte di Caino il tentativo di corrompere Dio? Come poté solo pensarlo? Anche perché, che senso poteva avere offrire “doni” a Dio che tutto poteva e tutto aveva, non ne aveva certo bisogno; o almeno, non avrebbe dovuto averne? Tuttavia se Caino si propose, forse era possibile, poiché Dio è troppo simile all’uomo o meglio l’uomo troppo simile a Dio. (Gen 1:26) Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza...
Forse si tratta d’un semplice atto di sottomissione; come a dire che al mondo il forte domina il debole, e il narratore questo lo sapeva.

4 mentre Abele a sua volta primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, Sempreché, col termine presentò” si intenda donò, in relazione alle offerte rivolte al signore, possiamo sostenere lo stesso ragionamento seguito per Caino (Gen 4:3). Tuttavia, esiste una differenza nella tipologia del “dono”, in questo caso sono offerti al Signore degli animali (presumibilmente capre, o pecore). Mi lascia perplesso il termine “primogeniti”, questi animali erano giovani o vecchi? Maschi o femmine? Forse per l’importanza nella questione della discendenza?
…e il loro grasso.” Al nostro tempo, soltanto il parlare di grasso riporta alla mente un lungo elenco di malattie cardiovascolari. In passato era molto diverso, si trattava infatti d’un importante fonte energetica, oltretutto inaccessibile ai più, perciò pregiata. In questo caso il termine “grasso” rafforza il precedente “primogeniti”. Cioè, i due termini insieme assumono un valore maggiore. Probabilmente per tale motivo il narratore li usa.
Il Signore gradì Abele e la sua offerta. E qui non c’è niente di male, anzi! Ma è singolare che, una frase simile non sia presente anche al (Gen 4:3) nei confronti di Caino.

5 ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto.
Forse, il significato del verbo gradì contiene un valore diverso da quello che intendo, è però evidente una preferenza da parte di Dio, egli fece una scelta, una separazione, preferì Abele a Caino. Fu il primo atto discriminatorio dell’umanità.
Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. Come prevedibile, Caino ci rimase male. Poteva essere altrimenti? Al di là della reazione individuale, sentirsi scartato, magari anche disprezzato e rifiutato non fa piacere a nessuno. Lo stesso padreterno, dopo aver subito il torto del frutto proibito, mi sembra non l’abbia presa tanto bene, anzi la sua reazione fu nefasta per l’uomo. Che posso dire; Dio avrà avuto le sue ragioni, che al momento non so cogliere.
Il narratore vuole dirci, secondo la sua esperienza, che a questo mondo non c’è giustizia, che la stessa azione compiuta non è pesata per tutti allo stesso modo.

6 Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto?
Potrebbe sembrare una domanda banale, persino ingenua, o se vogliamo sarcastica, Dio sa benissimo quale sia la causa della tristezza di Caino. Perché infierire e provocare ulteriore dolore? L’ira è figlia della sofferenza. Quelle parole, possibile causa d’un accrescimento d’ira, a Caino devono essere pesate ancor più del rifiuto ricevuto. Forse in quel modo il Signore voleva esercitare maggiore pressione su l’uomo, sperimentarne il limite. Se così fosse non ne comprendo il motivo. Tuttavia, possiamo dire che a questo punto, l’armonia nel mondo vacilla ed è popolata soltanto da quattro persone. Un altro aspetto, direi interessante e non secondario, riguarda il valore attribuito al mestiere esercitato da i due fratelli, in termini di ricchezza e non di bontà. Il valore materiale prevale su quello affettivo. Comunque, per conto mio, non si può schiacciare la coda al serpente (anche inavvertitamente) e pretendere di non essere morsi.

7 Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai».
Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Non trovo il nesso tra il fatto che Caino sia abbattuto (cfr. Gen 4:6) e il fatto che questo gli impedisca di agire bene. Caino è abbattuto e sappiamo perché; a lui, Dio ha preferito Abele. Viene da sé che, una persona si senta discriminata e per questo ci rimanga male, Caino non fece eccezione, era semplicemente deluso.
Ma se non agisci bene..., quale poteva essere la condotta da tenere per un uomo “primordiale”, v’erano delle leggi, delle regole scritte da seguire? Cosa poteva voler significare agir bene? Caino avrebbe seguito l’istinto, che era ed è ancora oggi per gli uomini, l’agire impulsivo rispondente a una specifica programmazione, secondo un concetto del bene necessario a sé stessi. Caino sentiva d’aver subito un torto e ne soffriva. Dio aveva dunque agito bene? Che cosa doveva pensare Caino? Che il Signore operava sempre nel giusto, quindi nel bene. Allora perché ne soffriva? Essendo un uomo, Caino doveva avere in testa non poca confusione. Non era certo facile per lui tracciare una linea netta tra il bene e il male; tra il proprio bene e il bene altrui. Che idea del mondo e della vita stava maturando in lui?
...il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto..., Dio mette in guardia Caino, gli parla di peccato, (se non sbaglio è la prima volta che incontro questa parola) dubito, anche gli fosse stato spiegato, ne potesse assimilare appieno il senso, in virtù del fatto ch’era digiuno di esperienze “umane”. Tutt’oggi, alla parola “peccato” non si riesce a dare un valore definitivo.
...e tu lo dominerai». A Caino non fu chiesto, ma ordinato. Doveva dominare il male, dunque dominarsi, perché -il peccato è accovacciato alla tua porta- cioè, il peccato è in te. Con questo il Signore afferma che il male è nell’uomo, nella sua natura, e appare preoccupato, consapevole dei limiti umani, nello specifico di quelli di Caino.

8 Caino parlò al fratello Abele. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.
Caino parlò al fratello Abele. Non c’è dato sapere cosa Caino disse al fratello, tantomeno se Abele rispose; forse il termine parlò si può intendere con: avvicinò. Caino dunque premeditò il delitto?
...Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Il presente versetto si mostra privo di dettagli, semplicemente Caino uccise il fratello. Eppure, l’omicidio è un atto orribile, tanto più se rivolto a un fratello. Tuttavia, le dinamiche dell’atto, hanno rilevanza secondaria. Al di là d’ogni ragione un fatto è certo, Caino uccise il fratello Abele. Fu il primo omicidio dell’umanità. A questo punto sorgono molteplici domande: perché non fu impedito? Dio sapeva cosa sarebbe accaduto (Gen 4:7) ...il peccato è accovacciato alla tua porta; come mai Caino non riuscì a dominare il peccato (Gen 4:7) ...e tu lo dominerai». Che cosa pensava di ottenere Caino, eliminando Abele? Chi armò la mano di Caino? Perché la armò? L’omicida era il ruolo che qualcuno doveva ricoprire? Lo stesso albero genera gli stessi frutti, Abele nei panni del fratello come si sarebbe comportato?

9 Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?».
Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?». È chiaro che il Signore sapeva già cosa era successo, volle comunque chiederlo all’artefice del delitto; Caino. È interessante notare che, in questa vicenda non intervengono i genitori dei due fratelli, cioè Adamo ed Eva; non hanno alcun ruolo, almeno così sembra. Tornando alla domanda: «Dov’è Abele, tuo fratello?». Che cosa cercava Dio in Caino?
Non riesco a capire il senso della risposta di Caino, era forse stupido? Mettendo da parte la sua sfrontataggine, come pensava di ingannare il Signore? Oltretutto perché dice: ...Sono forse io il custode di mio fratello?». Chi doveva essere il custode di Abele? Sempre che in tale contesto fosse necessario avere un protettore. Quel termine (custode) che valore poteva avere? Stupisce l’indifferenza di Caino, la freddezza, il distacco. Anche non avesse compiuto l’omicidio, agli occhi di Dio si sarebbe macchiato d’un peccato altrettanto grave; il disprezzo della vita, cioè rifiutare e disprezzare l’opera di Dio.

10 Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!
Adesso Dio si svela e non dà possibilità di replica a Caino. Lo ammonisce per ciò che ha fatto e poi rivela che è il fratello, ovvero il suo sangue a invocarlo. Sembra quasi che Dio si sia accorto del fatto, in virtù del grido del sangue di Abele. Ma al (Gen 4:9) ho presupposto che il Signore fosse già a conoscenza del fratricidio. È dunque solo un’impressione? Ciò che invece, ai miei occhi non è un’impressione in questa frase ...La voce del sangue di tuo fratello grida... è il senso di vendetta che vi si annida. Che cosa grida il sangue di Abele? È dunque un grido di vendetta? Da dove arrivava tale richiesta? Abele era morto per mano del fratello. Esisteva un luogo dove potesse andare dopo la morte? Un “paradiso” doveva essere previsto, poiché gli uomini tutti, sarebbero prima o dopo morti. (cfr. Gen 3:19) ...finché non ritornerai alla terra... però dal momento che non v’è cenno, un posto del genere non doveva ancora esistere, perciò, Abele era semplicemente svanito? Se così fosse, quel grido non poteva essere il suo, ma l’ego del Signore, che non poteva sopportare di accettare che un essere inferiore potesse sfidarlo apertamente distruggendo il suo operato. Abele sarebbe morto in ogni caso, (cfr. Gen 3:19) ...finché non ritornerai alla terra... ma solo per mano divina. Dio non avrebbe avuto difficoltà a dare nuova vita ad Abele, ma non lo fece. Ne ignoro le ragioni. Come ignoro il progetto di Dio, tuttavia in questo disegno divino, il ruolo del cattivo è toccato a Caino.

11 Ora sii maledetto, lontano dal suolo che ha aperto la bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano.
Dio maledice Caino. Appare strano l’atteggiamento del Signore, all’uomo non è dato conoscere il segreto della vita e per questo non gli è possibile rimediare alla morte. Cosa può fare un uomo di fronte a un evento tragico? Tragico proprio in virtù del fatto che non ha mezzi contro la morte. Assolutamente niente! Lo stesso vale per Dio? Dobbiamo presumere di no, per il solo fatto che se avesse gli stessi limiti dell’uomo che Dio sarebbe. Non sarebbe stato più semplice riportare in vita Abele, e “illuminare” la mente di Caino? Oppure, illuminarla ancor prima del misfatto? Sforzo vano per certi versi; Abele, in un modo o nell’altro sarebbe dovuto perire comunque, così lo stesso Caino andrà incontro alla morte. (Gen 3:19) ...finché non ritornerai alla terra... in quanto la condanna non colpì soltanto Adamo, ma l’umanità intera, seppur al momento dei fatti, solo quattro individui calpestavano il suolo terrestre.

12 Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra».
Dio infligge a Caino una pena severissima, il condannato avrà difficoltà a trovare il cibo, la terra, se lavorata darà frutto appena sufficiente alla sua bocca. Già i suoi genitori dovettero procacciarsi il cibo col sudore della fronte (cfr. gen. 3:17), per via d’un frutto proibito.
Caino sarà scacciato come fu per il padre e la madre e costretto a vagabondare. Scacciato da dove? Dalla presenza dei Genitori, a loro volta cacciati? Dal momento che, la terra doveva essere ancora poco affollata v’erano soltanto loro sul suolo terrestre. È singolare la propensione di Dio per l’esilio.
...fuggiasco sarai... non comprendo a pieno la funzione del termine fuggiasco. Caino doveva forse scappare e difendersi da animali feroci, sempre che ci fossero (cfr. Gen 1:30) A tutti gli animali...do in cibo ogni erba verde». Un accenno a mostri marini si ha: (cfr. Gen 1:21). Escludendo tutti gli esseri viventi, tranne l’uomo, Caino avrebbe dovuto guardarsi solo dal padre Adamo e dalla madre Eva. Perché? Comunque, di fatto, Caino fu scacciato, e difficilmente avrebbe rivisto i suoi genitori. Allora doveva fuggire da chi, o da che cosa? Forse dal rimorso di una coscienza che nel tempo sarebbe maturata. Da un peso crescente altrimenti insostenibile. Dio lo condanna ad espiare la sua colpa e allo stesso tempo gli indica la strada della redenzione.

13 Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono.
Caino era già cosciente della sua colpa? Al (Gen. 4:9) ho ipotizzato l’incapacità di Caino a comprendere fino in fondo la gravità del suo atto, o quantomeno la sua freddezza, il suo distacco, la sua indifferenza, non possiamo escludere derivi da una coscienza immatura, incompleta. Ora invece, sembra consapevole; sente il peso per quello che ha fatto ...Troppo grande è la mia colpa... tuttavia, a cosa dobbiamo questo cambiamento? Si tratta di vero pentimento? È vera presa di coscienza? È forse l’ira di Dio a scuoterla, la coscienza di Caino? Oppure, è il solo fatto che il creatore sia adirato a fargli pensare d’aver compiuto un atto riprovevole? In breve: Caino sa d’aver sbagliato in virtù del fatto che il Signore glielo fa presente. Per conto mio, una cosa emerge in questo passo: la nostra coscienza sa e ci mette in guardia dal male, eppure non sappiamo ascoltarla. Cioè l’errore non riconosciuto fintanto non sia compiuto.

14 Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà»
…tu mi scacci oggi... Caino verrà scacciato da un dato luogo che non ho potuto individuare, sappiamo solo ch’era già stato maledetto da Dio per via di Adamo e Eva (Gen 3:17)
...maledetto il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Che va grosso modo in accordo col (Gen 4:12). Caino, come capitò ai suoi genitori, dovrà percorrere una vita di sofferenze, ma ciò era già in essere.
...io sarò ramingo e fuggiasco... ancora una volta Caino mostra insensibilità, manifesta una sconcertante indifferenza alle sofferenze altrui, non si pone nemmeno per un istante la domanda di dove sia finito suo fratello Abele morto, si preoccupa invece della sua sorte. Non è avvilito per la scomparsa di Abele, ma per il destino che spetta a lui. A tal proposito mi stupisce il silenzio di Dio, non fa menzione della sorte di Abele. Ritorniamo ai (Gen 4:9; 4:13) Caino è veramente capace di giudizio?
 ...chiunque mi incontrerà mi ucciderà» Si potrebbe rispondere; fatti tuoi, ci potevi pensare prima! Questa battuta riporterebbe alla questione della possibilità di giudizio, dunque tralascio. Quando Caino dice ...chiunque mi incontrerà mi ucciderà» non sappiamo a cosa si riferisca, potrebbe trattarsi di qualsiasi altro essere vivente, che so, qualche animale feroce, (cfr. Gen 1-2) anche se durante la creazione non se ne fa menzione esplicita, è per questo ragionevole orientarsi verso l’essere umano, come possibile aggressore. Se così fosse, poiché al mondo non vi erano stati che Adamo, Eva, Caino e Abele, e quest’ultimo come sappiamo era morto, chi poteva voler uccidere Caino? Restavano i suoi genitori, Adamo ed Eva; lo escluderei. E allora, vi erano alti uomini? In tal caso, Caino come sapeva della loro esistenza, uomini lontano dalla terra cui viveva? E ancora per quale motivo Caino pensava che chiunque l’avesse incontrato l’avrebbe ucciso? A tal proposito, bisogna tener presente che, avendo ucciso il fratello, Caino avesse dimostrato attitudine all’omicidio, peggio ancora al fratricidio, perciò poteva essere in grado di difendersi e avere la meglio sull’aggressore. Perché dunque un tale timore? È vero che il mondo brulica di mascalzoni, non per questo il primo che t’incontri ha ragione di volerti ammazzare. Tuttavia, quello che invece mi preme, e che ritengo di grande interesse in questo passo, è la possibilità di altri uomini, chissà, magari anche precedenti alla creazione. In breve, il passo ci dice: in un modo o nell’altro, si paga sempre il prezzo delle proprie azioni.

15 Ma il Signore gli disse: «Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse.
...subirà la vendetta... Dio scaccia Caino, lo maledice e lo condanna a una vita miseranda, (cfr. Gen 4:11;12) eppure si vendicherà su chi gli alzerà la mano contro. Certo, può apparire strano ma, non incomprensibile; un genitore difende sempre i propri figli, fossero anche i peggiori dei criminali. Raramente succede il contrario. Tuttavia, non capisco se questa presa di posizione del padreterno, sia dovuta esclusivamente alle lamentele di Caino. Non c’è dato sapere in cosa consista la vendetta. Dice sette volte, perché? Per il narratore che valore poteva avere il numero sette? Nondimeno, le parole del Signore lasciano presagire che la sua vendetta non sarà indolore e chiunque ucciderà Caino, anch’esso perirà. Ma allora, sette volte... che cosa?
...chiunque ucciderà Caino... questo pasaggio è molto importante, mette in discussione l’intera creazione, sono le stesse parole pronunciate da Dio che lo fanno, danno conferma all’ipotesi elaborata al (Gen 4:14), ...chiunque... Questo termine traccia una linea di confine, Caino da una parte, tutto il resto dall’altra. E non sappiamo quanto fosse esteso il resto. Dunque, uomini al di fuori dalla creazione? Cioè, altri uomini che non sono stati parte del progetto divino, quindi non figli di Eva.
Il Signore impose a Caino un segno..., non ho idea di cosa si intenda per, imporre un segno. Anche fosse stato visibile, come avrebbero interpretato il segno gli altri uomini, non essendo stati creati da Dio e presumibilmente ne ignoravano l’esistenza. Dio perdonò Caino o giustificò sé stesso? Generalmente l’uomo pensa che la pena per le proprie colpe, siano sproporzionata, troppo severe. Per quanto duramente si punisca il colpevole, vi sono peccati per cui non v’è rimedio.

16 Caino si allontanò dal Signore e abitò nella regione di Nod, a oriente di Eden.
 ...si allontanò... sembra quasi, sia Caino a voler andare via, a volersi allontanare dal Signore. Ora Caino si dirige e si stabilisce a oriente di Eden, ancora una volta a oriente, (cfr. Gen 3:24) Adamo ed Eva, dopo la punizione dovevano essere stati posti a oriente di Eden. Caino essendo stato scacciato dalla terra dove viveva coi genitori, doveva essersi stabilito ancora più ad oriente, in un posto chiamato Nod; ne ignoro la posizione. La vera stranezza sta nel fatto che quel luogo avesse un nome, come se già esistesse.

17 Ora Caino conobbe sua moglie, che concepì e partorì Enoc; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoc, dal nome del figlio.
Le stranezze, singolarità o contraddizioni che si voglia, vanno a sommarsi. Adesso, Caino feconda una donna che è indicata come sua moglie, di cui non viene rivelato il nome. Non c’è dato sapere da dove esca fuori questa donna divenuta moglie di Caino, possiamo solo supporre che sia originaria della regione di Nod (Gen 4:16). Troviamo già l’idea di unione in (Gen 2:24;25). Chiunque fosse questa donna, tale presenza solleva la medesima domanda al (Gen 4:14;15): Adamo ed Eva, sono stati i primi uomini sulla terra? Che Dio si affacciò, o riuscì ad affacciarsi al nostro mondo da una dimensione superiore? Magari anche in maniera fortuita, mettendo in atto un suo progetto? Questo, anche se la teoria può ritenersi puramente speculativa, dunque risultare stramba, spiegherebbe la presenza di altri uomini. Caino chiamò suo figlio Enoc. Non conosco l’origine, tantomeno il significato di questo nome.
...poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoc, dal nome del figlio. Questo fatto non coincide col castigo ricevuto da Dio ...ramingo e fuggiasco sarai sulla terra». (Gen 4:12). Fondare una città e chiamarla con il nome del proprio figlio è un privilegio non indifferente, in circostanze “normali”, per un fratricida... non solo non punito, addirittura premiato, perché?
Fondare una città da zero non è cosa da poco, e richiede un notevole sforzo, molti mezzi, anche in termini umani e molto tempo, e come un organismo che cresce, e si compone di molti individui. Ora Caino deve aver accolto molta gente perché ciò avvenisse. Si deve considerare che la terra dove sorse tale città non avesse padroni, ciò risulta difficile da spigare per il fatto che il luogo avesse un nome e qualcuno deve averglielo dato. Potremmo pensare che Caino fosse giunto in un villaggio dove conobbe sua moglie e lì ne avesse preso il comando, così contribuito alla costruzione di tale città? Lasciando da parte l’aspetto materiale, potremmo pensare che il termine città indichi e si riferisca a qualcosa che unisce, che aggrega. In tali circostanze, la pena inflitta non ripaga il danno, forse è ciò che il narratore intende e insiste a volerci dire. Caino non avrebbe mai espiato la sua colpa, neanche con la morte, quale modo migliore per alleggerirla; costruire una città.

18 A Enoc nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamec.
Qui è riportata parte della stirpe di Caino. Bisogna dire che Caino, foss’anche inconsapevolmente, tenne fede al primo comandamento del Signore: Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, (cfr. Gen 1:28). Ora, il motivo per il quale il narratore ritenne necessario redigere una sorta di genealogia, mi è sconosciuto. Una ragione potrebbe essere appunto quella appena citata, un’altra, come dire; l’unione fa la forza, una discendenza numerosa garantiva maggiore sicurezza. Era necessario dimostrare la propria forza? La risposta potrebbe risiedere nella natura aggressiva e bellicosa dell’uomo, che il narratore già allora s’era fotto un’idea molto chiare di cosa fosse capace l’animale uomo. Ancora oggi ne diamo prova, siamo pronti senza il minimo pudore a definirci evoluiti e moderni, e magari anche intelligenti, eppure, nella migliore delle ipotesi ci sbraniamo. Ciò accade fra stati, cosiddetti civili, per arrivare agli individui.
Si noti la discendenza esclusivamente maschile, quando si parla di procreare. Secondo tale schema, l’uomo genera la vita attraverso la donna, la donna stessa venne al mondo attraverso l’uomo (cfr. Gen 2:21-22) …Dio fece scendere un torpore… Il Signore Dio formò con la costola… ancora una volta la donna è subordinata all’uomo. Perché?

19 Lamec si prese due mogli: una chiamata Ada e l’altra chiamata Silla.
La bigamia è trattata dal narratore con assoluta naturalezza, senza dubbio legata agli usi e costumi del loro vivere; pratica anche oggi molto diffusa in varie parti del mondo, d’altronde si tratta solo d’una questione culturale. Questa vo lta, a differenza della moglie di Caino (Gen 4:17), sono resi noti i nomi delle due donne: Ada e Silla. Non perché il narratore volesse dare importanza alla donna, ma per il semplice fatto che fossero due, sarebbe stato antipatico dire moglie uno e moglie due, o dire la prima e la seconda; dovendole distinguere. D’altronde la stessa ...si prese due mogli... denota la considerazione della donna; Lamec si prese... manco fossero pacchi. Sì noti anche come da Caino si passi a Lamec saltando quattro generazioni. Probabilmente perché il periodo in questione manca di sufficiente rilevanza.

20 Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame.
Non so cosa si voglia dire con ...quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. Forse popolo nomade dedito alla pastorizia. Di certo fu padre di alcuni figli, forse di molti. Ma quello che più risalta, come già al (Gen 4:19) è il ruolo marginale e subordinato della donna, apparentemente adatta soltanto a soddisfare le esigenze del maschio, in questo caso utile a procreare, come se mettere al mondo una creatura fosse roba da poco.

21 Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto.
 La genealogia continua, passa velocemente di generazione in generazione, forse l’intento del narratore è di dare consistenza alla stirpe. Il passaggio si rinnova sempre per via maschile. Mi sfugge la ragione della separazione dei “ruoli”: (Gen 4:20) ...fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. Presente versetto; ...fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto. Forse si tratta solo di narrativa.

22 Silla a sua volta partorì Tubal-Kain, il fabbro, padre di quanti lavorano il bronzo e il ferro. La sorella di Tubal-Kain fu Naamà.
Allo stesso modo del (Gen 4:20;21), si aggiunge un altro mestiere, è singolare che in così poche generazioni si possa essere già padroni di tale tecnologia e cioè l’arte del forgiare il metallo. Si può notare già dai versetti precedenti l’egemonia maschile, come già al (Gen 19) la donna sia relegata a mezzo riproduttivo. Al presente versetto, con mia sorpresa, Silla partorisce una femmina, Naamà. Vedremo in futuro se a questa donna sarà riservato un ruolo concreto, o se al contrario il suo nome appare adesso per solo capriccio narrativo.

23 Lamec disse alle mogli: «Ada e Silla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete l’orecchio al mio dire. Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido.
Perché Lamec sente il bisogno di fornire questa notizia alle mogli. Lamec commette un duplice omicidio, diremmo oggi per futili motivi e ne parla con disinvoltura sconvolgente. Ammesso che in circostanze particolari l’omicidio possa essere mai giustificabile, ma quantomeno comprensibile, Lamec non può beneficiare di alcuna attenuante, al contrario esiste l’aggravante, in quanto diremmo oggi appunto, ha ucciso per futili motivi. Ora non si può intendere se nelle parole dell’omicida esista pentimento, ne dubito. Tuttavia mi appello al beneficio del dubbio. In un impeto d’ira, per una volta si può perdere la testa (comprensibile), ma due volte? e tuttavia la colpa resta. Non conoscendo le dinamiche dell’accaduto, posso solo supporre, in virtù del beneficio del dubbio cui mi sono in precedenza appellato, che il duplice omicidio fu concomitante, uomo e ragazzo furono coinvolti nella stessa “disputa” dunque uccisi nello stesso momento. Ho usato il termine disputa, poiché immagino che per quanto futile, qualcosa istigò Lamec a uccidere. Cosa indusse il narratore a comporre un tale versetto? Forse per ricordarci che i sentimenti buoni troppo spesso sono offuscati da quelli malvagi?

24 Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette».
Non so perché, immediatamente mi viene in mente il termine superbia. Mettendo da parte l’infinita presunzione di Lamec, associabile al vizio capitale, mi colpisce la sua ferocia d’animo, l’assoluta mancanza di pentimento, dettata maggiormente, a mio parere, dalla paura di subire vendetta. Il sordo di cuore è lesto di spada, invoca pietà e non la concede. Un uomo retto dovrebbe essere pronto a rispondere per i propri errori. Il dubbio sollevato al (Gen 4:23) viene dunque, confermato. Anzi, non solo il suo animo è privo del minimo rimorso, pretende che Dio lo vendichi in maniera esponenziale ...settantasette» volte. La comparazione a Caino Sette volte sarà vendicato Caino… mi fa supporre che il castigo debba avvenire per mano di Dio. Non mi è chiara l’entità della vendetta divina. A prima vista si direbbe che, nel caso Lamec fosse raggiunto e ucciso, settantasette persone saranno a sua volta “sacrificate” in suo nome. Nel caso ciò avvenga, qual è il criterio per selezionare i “condannati”? Neanche durante la seconda guerra mondiale fu rivendicata una simile proporzione. È importante anche notare che Caino a differenza di Lamec riconosce la gravità della sua colpa, anche se teme per la sua vita un barlume di pentimento in lui emerge (cfr. Gen 4:13), oltretutto fu il Signore a parlare in favore di Caino, sette volte disse (cfr. Gen 4:15), mentre Lamec parla per sé, settantasette volte dice; con quale autorità sminuisce la parola di Dio? Quanto è grande la superbia nell’uomo? Noto altresì una singolare ricorrenza; il numero sette, e come Lamec ci si appelli. L’enorme importanza di tale numero, ritengo sia fortemente simbolica e la creazione la sua origine. (cfr. Gen 2:2;3) Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto... Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò... il numero sette è il numero di Dio. Forse su questa strada il narratore voleva condurci.

25 Adamo di nuovo conobbe sua moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. «Perché disse – Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso».
Adamo aveva già una discendenza, Caino, da cui nacque Enoc, e da Enoc nacque... perché due rami e non tre, quattro o cento? È strano parlare di discendenza, che valore poteva avere. Adamo sarebbe dovuto morire, così i suoi figli, e lo sapeva, dunque a cosa gli avrebbe giovato una discendenza? Ingannare la morte? Oppure il vero, a noi imperscrutabile beneficio, spettava a Dio? Chissà che età aveva Adamo, chiaramente anche Eva, al momento della nascita di Set? Se si tiene conto del racconto in maniera cronologica, considerando anche una certa precocità nella riproduzione direi un centinaio di anni.
  
Adamo      15 30 45 60 75 90 105
    
Caino         15 30 45 60 75 90
    
Irad            15 30 45 60 75
    
Mecuiaèl   15 30 45 60
    
Metusaèl   15 30 45
    
Lamec       15 30
    
Iabal...       15
Lo schema è molto approssimativo, vuole solo dare un’indicazione di massima. Tuttavia non c’è dato sapere, dunque non posso escludere l’eventualità che Adamo abbia avuto Set molto prima della nascita di Irad, o di Mecuiaèl ecc… e soprattutto non dimentichiamo che stiamo parlando di Dio; l’età e il tempo non hanno alcun valore.

26 Anche a Set nacque un figlio, che chiamò Enos. A quel tempo si cominciò a invocare il nome del Signore.
 Anche Set avrà il suo erede. È interessante notare l’importanza della riproduzione, ogni nuovo nato genererà altri figli, altrimenti non avrebbe ragione d’essere menzionato e forse d’esistere. Nella frase successiva, volendo estrapolarne l’essenza, la concentrerei in due parole: paura e interesse. Cos’altro indurrebbe l’uomo ad invocare? A quanto si evince l’uomo imparò in fretta l’arte della simulazione per tornaconto personale.
Separatore ZdCl
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