Genesi 6 - Zampadicapra

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Genesi 6
Gen 6:1 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie,
Gli uomini, come gli fu comandato (cfr. Gen 1:28) si moltiplicarono, come s’era già a conoscenza; (cfr. Gen 5) discendenza di Adamo. In questo caso si evidenzia il sesso ...nacquero loro delle figlie, La frase è incompleta e andrà ad allacciarsi al (v. 2). Lì troveremo la ragione che indusse il narratore a focalizzarsi sul genere femminile.

2 i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta.
In questo passo sorge evidente un problema: figli di Dio e figli degli uomini (femmine). Il passo mi sembra equivoco, (cfr. Gen 1:26) Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: a patto che, per figli di Dio si intenda discendenti di Adamo. Allora chi erano gli uomini? Non fu Dio a crearli? Ma, già dai primi versetti, nell’atto della creazione si apprende che non esisteva niente, dunque tutto ciò dovrebbe essere successivo all’opera di Dio. Quando al (v. 1) leggiamo: Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi... viene naturale pensare che si tratti dei discendenti di Adamo. Cioè Adamo (uomo) che genera figli, (uomini) che a sua volta prendono ...per mogli a loro scelta. figlie degli uomini, cioè le proprie figlie. Non capisco il proposito del narratore.

3 Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni».
 Quanto il Signore afferma può significare che nel genere umano, quindi che in ogni uomo risiede il suo spirito, ma essendo l’uomo di carne, cioè avendo il suo corpo consistenza materiale, lo spirito di Dio non potrà restarvi per sempre. Esaminando la frase ...perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». possiamo concludere che, la separazione tra spirito divino e corpo umano avvenga in quanto la vita umana abbia un termine. Tuttavia, nel corso della vita, nell’uomo risiede lo spirito di Dio, che tornerà a Dio nel momento della morte. Si può con questo affermare che nel corso della propria esistenza l’uomo sia Dio, o quantomeno da esso animato? Lo spirito di Dio è quello che generalmente diciamo anima? È dunque l’uomo a trarre sostentamento dallo spirito divino, o il contrario, poiché l’anima ritorna a Dio, in quanto parte di Dio?

4 C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo , quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.
Improvvisamente compaiono i giganti, di cui non avendo un metro di paragone, possiamo solo immaginarne la statura e le fattezze. Che ruolo poi potessero avere, al momento è un mistero. Non m’è oltretutto chiaro perché si parla di eroi e uomini famosi. Chi erano questi eroi? I giganti, oppure i figli partoriti dalle figlie degli uomini fecondate dai figli di Dio? Chissà? forse gli uni e gli altri assieme. Tuttavia, quello che, a parere mio più risalta, è il forte carattere mitologico. Sembra addirittura, il presente (v. 4) fuori contesto, forse in futuro, si potrà comprenderne meglio l’attinenza.

5 Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. A questo punto Dio fa una constatazione, quasi si rendesse conto solo in quel momento di cosa fosse capace l’uomo, nel senso peggiore. Dio non avrebbe dovuto avere alcuna difficoltà nel mettere a nudo l’animo umano. Ammettiamo comunque non ne avesse facoltà; già Adamo ed Eva, non è a noi noto che cosa esattamente e materialmente fecero, certo non s’erano comportati molto bene, giacché la punizione a loro inflitta non fu tenera. Poi Caino, in questo caso sappiamo, (cfr. Gen 4:8) Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Questi due episodi non erano già sufficienti per rivelare la “malvagità” dell’uomo?
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